Le origini del termine
Come gran parte delle parole appartenenti alla nostra lingua anche "suono" ha origine latina: essa deriva infatti da
sŏnus e
sŏnĭtŭs.
Ma da dove derivano questi due termini?
La potenza dell'influenza greca sulla cultura romana fu fondamentale fin dai tempi più antichi, compresa la diffusione di nuovi termini.
La parola "fonico", pur derivando dal latino moderno(usato nel secondo millennio D.C.)
phoneticus, ha una chiara derivazione greca:
φωνικός (fonikós) da
ϕωνή (foní), che significa suono, voce.
Quest'ultimo ha origine nella lingua protoindoeuropea, più nello specifico nella radice
bha- =parlare, dire, raccontare.
Bha è parte o origine di molte parole come: telefono, sinfonia, abbandonare, banale, fata, fiaba, favoloso, bandire, bandito, colpa e moltissime altre di campi semantici completamente differenti.
La "prova" ipotetica della sua esistenza è fornita da: il latino
fari(dire) e
fabula (fiaba) ,il greco
ϕωνή (foní), la lingua sanscrita
bhanati (parlare), la lingua armena
ban, bay (parola, termine), l'antico slavo ecclesiastico
bajati (parlare, raccontare), l'inglese antico
boian (vantarsi), l'irlandese antico
bann (legge).
Apollo danza con le Muse in un dipinto di Baldassarre Peruzzi (1481-1536)
Riferendoci invece al termine "musica", possiamo analizzare "
Etymologiae" di Isidoro di Siviglia del 636 circa, considerata la prima enciclopedia della cultura occidentale. Nel paragrafo
De musica, l'autore la descrive così:
"La musica è la conoscenza pratica della modulazione (
modulatio) ed è costituita dal suono e dal canto. La musica è così chiamata per derivazione dalla parola 'Musa', derivante da una parola greca che significa ricerca, perché era attraverso di loro, come volevano gli antichi, che si cercava il potere del canto e la modulazione della voce. Il loro suono, poichè è qualcosa percepito dai sensi, svanisce con il passare del tempo e si imprime nella memoria. Da qui l'invenzione dei poeti che le Muse sono figlie di Giove e della Memoria, perché se i suoni non sono trattenuti dalla memoria dell'uomo, essi periscono, perché non possono essere scritti."
Ma quale ruolo ha svolto nel corso del tempo il suono?
Proseguiamo analizzando una recente interpretazione data da alcuni artisti.
Il suono nel futurismo
Giacomo Balla, "Trasformazione forme spiriti"
Nel Manifesto Futurista Marinetti, fondatore dell'omonimo movimento diffusosi nei primi anni del Novecento, definisce l'arte fino agli Impressionisti come "arte del silenzio" e introduce il futurismo come "la pittura dei suoni, rumori, odori". Prosegue esponendo le aspirazioni dell'Avanguardia:
"LA PITTURA DEI SUONI, DEI RUMORI E DEGLI ODORI VUOLE:
1. I rossi, rooooosssssi roooooosssissssimi che griiiiiiidano.
2. I verdi i non mai abbastanza verdi, veeeeeerdiiiiiissssssimi, che striiiiiidono; i gialli non mai abbastanza scoppianti; i gialloni-polenta; i gialli-zafferano i gialli-ottoni.
3. Tutti i colori della velocità, della gioia, della baldoria, del carnevale più fantastico, dei fuochi di artifizio, dei café-chantants e dei music-halls, tutti i colori in movimento sentiti nel tempo e non nello spazio.
...
15. Gli echi di linee e volumi in movimento.
...
18. Gl’insiemi plastici astratti, cioè rispondenti non alle visioni ma alle sensazioni nate dai suoni, dai rumori, dagli odori, e da tutte le forze sconosciute che ci avvolgono."
Significativi sono i verbi che Marinetti decide di assegnare ai colori che descrive nei primi punti e le parole che li accompagnano: tutti questi evocano nel lettore un suono.
Viene messo in mostra il legame indissolubile tra forme, colori e suoni che i futuristi sono riuscititi a trasmettere attraverso le loro opere d'arte.
Carlo Carrà, "Ritmi"
Proverbi
"Al suono si riconosce la pignatta buona."
Cosa vuol dire questo detto popolare?
Battendo su una pignatta, dal suono emesso, è possibile capire se è integra o meno.
L'importanza del suono in poesia
I suoni delle parole in poesia sono di estrema importanza, sono vitali come nella musica: procurano piacere e gioia, malinconia e tristezza, esuberanza e vitalità a seconda della combinazione studiata e meticolosamente selezionata dal poeta. Un esempio celeberrimo è "la pioggia nel pineto" di Gabriele D'Annunzio, che evoca il rumore della pioggia sulle piante con maestria con un ampio uso di onomatopee e grazie al suono stesso delle parole, scelte con grande cura. L'attenzione del lettore è catturata dai verbi "ascolta" e "taci". Di seguito la prima strofa:
pioggia nel pineto

"Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione."
Riferimenti bibliografici:
http://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/suono/
https://www.etymonline.com/search?q=phonetic
https://it.wikipedia.org/wiki/Etymologiae
https://sfponline.org/Uploads/2002/st%20isidore%20in%20english.pdf (Etymologiae tradotto in inglese)
"Il Cricco Di Teodoro, itinerario nell'arte, Dall'Art Nouveau ai giorni nostri", terza edizione, versione gialla, capitolo 30
https://www.wdl.org/en/item/20040/view/1/1/ (Manifesto Futurista)
https://dettieproverbi.it/detti/italia/al-suono-si-riconosce-la-pignatta-buona/
https://www.caleno24ore.it/wordpress/14926/poetando-ecco-la-sesta-lezione-i-suoni-delle-parole-1-le-vocali-%E2%80%98la-poesia-nell%E2%80%99orecchio%E2%80%99.html
https://www.prever.edu.it/comprever/la-pioggia-nel-pineto-riassunto-e-commento-della-poesia-di-gabriele-dannunzio/