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lunedì 1 giugno 2020

La teoria del suono di Leopardi - STEP#20

Giacomo Leopardi, ritr. A Ferrazzi, Recanati

Leopardi trova il bello poetico nel vago e nell’indefinito, che sono suscitati dalla vista impedita da un ostacolo, una siepe, un albero, una torre, una finestra.
Nelle pagine dello Zibaldone si viene a costruire anche una vera e propria teoria del suono.
Leopardi elenca tutta una serie di suoni suggestivi perché vaghi: un canto che vada a poco a poco allontanandosi, un canto che giunga all’esterno dal chiuso di una stanza, il muggito degli armenti che echeggi per le valli, lo stormire del vento tra le fronde.

Dallo Zibaldone(https://inostritempisupplementari.files.wordpress.com/2016/04/leopardi-lo-zibaldone-teoria-della-visione-testo.pdf):

"È piacevole per se stesso, cioè non per altro, se non per un’idea vaga ed indefinita che desta, un canto (il più spregevole) udito da lungi, o che paia lontano senza esserlo, o che si vada appoco appoco allontanando, e divenendo insensibile; o anche viceversa (ma meno), o che sia così lontano, in apparenza o in verità, che l’orecchio e l’idea quasi lo perda nella vastità degli spazi ; un suono qualunque confuso, massime se ciò è per la lontananza; un canto udito in modo che non si veda il luogo da cui parte; un canto che risuoni per le volte di una stanza ec. dove voi non vi troviate però dentro
...
Nè l’udito nè gli altri sensi non arrivano a determinare nè circoscrivere la sensazione, e le sue concomitanze. È piacevole qualunque suono (anche vilissimo) che largamente e vastamente si diffonda, come in taluno dei detti casi, massime se non si vede l’oggetto da cui parte. A queste considerazioni appartiene il piacere che può dare e dà (quando non sia vinto dalla paura) il fragore del tuono, massime quand’è più sordo, quando è udito in aperta campagna; lo stormire del vento, massime nei detti casi, quando freme confusamente in una foresta, o tra i vari oggetti di una campagna, o quando è udito da lungi, o dentro una città trovandosi per le strade ec. Perocché oltre la vastità, e l’incertezza e confusione del suono, non si vede l’oggetto che lo produce, giacchè il tuono e il vento non si vedono. È piacevole un luogo echeggiante, un appartamento ec. che ripeta il calpestio de’ piedi, o la voce ec. Perocchè l’eco non si vede ec. E tanto più quanto il luogo e l’eco è più vasto, quanto più l’eco vien da lontano, quanto più si diffonde; e molto più ancora se vi si aggiunge l’oscurità del luogo che non lasci determinare la vastità del suono, nè i punti da cui esso parte ec. ec. E tutte queste immagini in poesia sono sempre bellissime..."


Riferimenti bibliografici:
https://valtercaria.it/appunti/letteratura-it/leopardi.pdf
https://docu.plus/it/doc/letteratura/leopardi-la-poetica/42686/view/

mercoledì 27 maggio 2020

Le case del suono nella nuova atlantide - STEP#19

Nuova Atlantide, 1624
La nuova Atlantide è un racconto utopico incompiuto, scritto da Francesco Bacone nel 1624.
Bacone narra di un gruppo di viaggiatori che naufragano nell'isola di Bensalem, dove vive una popolazione felice che si basa sulla ragione, scienza e collaborazione tra persone.
L'istituzione più importante dell'isola è la Casa di Salomone o Collegio delle Opere dei Sei Giorni, istituita dal re Atlantideo Solamone, dove i bensalemiti si dedicano ad esperimenti scientifici realizzati con il metodo baconiano, per controllare la natura e applicare la conoscenza per migliorare la società.
Qui sono presenti diverse "case", come le "case della matematica", "case del profumo" e "case del suono":

"Abbiamo ancora case del suono nelle quali esperimentiamo e riproduciamo tutti i suoni con la loro origine. Possediamo accordi che voi non avete, di quarti di tono e di passaggi di suono ancora più lievi. Anche diversi strumenti musicali, a voi ignoti, alcuni più soavi di tutti quelli che avete voi; e insieme campane e campanelli di suono delicato e dolce. Produciamo tanto i suoni piccoli quanto quelli grandi e profondi; e quelli grandi sia bassi sia acuti; produciamo vari tremoli e trilli di suoni che originalmente sono interi. Riproduciamo e imitiamo tutti i suoni e le lettere articolati e le voci e le note degli animali e degli uccelli. Abbiamo certi congegni i quali, se applicati all'orecchio, favoriscono assai l'udito. Abbiamo ancora vari strani echi artificiali, che riflettono la voce molte volte, quasi rigettandola; e alcuni che restituiscono la voce più forte di quanto non sia andata, alcuni più acuta e altri più profonda; e persino alcuni che restituiscono la voce diversa nelle lettere o nel suono articolato da quella che ricevono. Abbiamo anche la maniera di incanalare i suoni in cilindri e tubi, in direzioni e distanze singolari."


Riferimenti bibliografici:
Nuova Atlantide, Francesco Bacone, 1624
https://filinge.blogspot.com/2020/04/la-nuova-atlantide-2.html
https://it.wikipedia.org/wiki/La_nuova_Atlantide
https://www.skuola.net/filosofia-moderna/bacone-nuova-atlantide.html

venerdì 15 maggio 2020

I limiti dello sviluppo, l'inquinamento acustico - STEP#15

The Limits to Growth ("I limiti allo sviluppo") fu pubblicato circa quarant'anni fa e sconvolse il mondo. Il libro, basato su una ricerca di una squadra di scienziati futurologi del Massachusetts Institute of Technology, era latore di un messaggio oggi più attuale che mai: il pianeta Terra è un sistema limitato e la crescita economica a pieno ritmo è destinata a portare la nostra società e l'ambiente verso il collasso.

Nel paragrafo Problems with no technical solutions viene fatto un accenno alla problematica dell'inquinamento acustico, che diminuisce la qualità della vita, specialmente nei centri delle grandi città.

"When the cities of America were new, they grew rapidly. Land was abundant and cheap, new buildings rose continuously, and the population and economic output of urban regions increased. Eventually, however, all the land in the city center was filled. A physical limit had been reached, threatening to stop population and economic growth in that section of the city. The technological answer was the development of skyscrapers and elevators, which essentially removed the constraint of land area as a factor in suppressing growth. The central city added more people and more businesses. Then a new constraint appeared. Goods and workers could not move in and out of the dense center city quickly enough. Again the solution was technological. A network of expressways, mass transit systems, and helicopter ports on the tops of the tallest buildings was constructed. The transportation limit was overcome, the buildings grew taller, the population increased.
Now most of the larger US cities have stopped growing. (Of the ten largest, five-New York, Chicago, Philadelphia, Detroit, and Baltimore-decreased in population from 1960 to 1970. Washington, DC, showed no change. Los Angeles, Houston, Dallas, and Indianapolis continued to grow, at least in
part by annexing additional land.) The wealthier people, who have an economic choice, are moving to the ever-expanding ring of suburbs around the cities. The central areas are characterized by noise, pollution, crime, drug addiction, poverty, labor strikes, and breakdown of social services. The quality of life in the city core has declined. Growth has been stopped in part by problems with no technical solutions. A technical solution may be defined as "one that requires a change only in the techniques of the natural sciences, demanding little or nothing in the way of change in human values or ideas of morality." Numerous problems today have no technical solutions. Examples are the nuclear arms race, racial tensions, and unemployment. Even if society's technological progress fulfills all expectations, it may very well be a problem with no technical solution, or the interaction of several such problems, that finally brings an end to population and capital growth."

Inquinamento acustico provocato dal traffico-Roma-2019

Riferimenti bibliografici:
The limits pf Growth, Donella H. Meadows-Dennis L. Meadows-Jørgen Randers-William W. Behrens III (pag 149-150)
(http://www.donellameadows.org/wp-content/userfiles/Limits-to-Growth-digital-scan-version.pdf)

mercoledì 29 aprile 2020

L'armonia ciceroniana delle sfere

«Movimenti così grandiosi non potrebbero svolgersi in silenzio, e la natura richiede che le due estremità risuonino, di toni gravi l'una, acuti l'altra. Ecco perché l'orbita stellare suprema, la cui rotazione è la più rapida, si muove con suono più acuto e concitato, mentre questa sfera lunare, la più bassa, emette un suono estremamente grave; la Terra infatti, nona, poiché resta immobile, rimane sempre fissa in un'unica sede, racchiudendo in sé il centro dell'universo. Le otto orbite, poi, all'interno delle quali due hanno la stessa velocità, producono sette suoni distinti da intervalli, il cui numero è, possiamo dire, il nodo di tutte le cose; imitandolo, gli uomini esperti di strumenti a corde e di canto si sono aperti la via per ritornare qui, come gli altri che grazie all'eccellenza dei loro ingegni, durante la loro esistenza terrena, hanno coltivato gli studi divini.
Le orecchie degli uomini, riempite di questo suono, diventarono sorde, né infatti vi è in voi un altro senso più debole.»
(Cicerone, Somnium Scipionis, libro VI del De re publica, cap. 18)

Cicerone vedeva l'universo come un complesso strutturato in cerchi concentrici, aventi come centro la Terra: si trattava di sfere intese come ambiti di pertinenza, ognuna delle quali contenente un pianeta che esse trascinavano con sé, muovendosi in maniera circolare, generando il suono.

Andreas Cellarius: Harmonia macrocosmica seu atlas universalis et novus, totius universi creati cosmographiam generalem, et novam exhibens

“Scipione l’Emiliano: Che cos’è? Che musica è questa così intensa e così piacevole, che riempie le mie orecchie?
Scipione l’Africano: È quella prodotta dall’energia che muove le sfere stesse composta da note emesse ad intervalli ineguali, ma tuttavia distribuiti ciascuno sulla base di un rapporto razionale; ne deriva una precisa varietà di armonie…”. (Sogno di Scipione)

Post sulla concezione della musica di Boezio, clicca qui

Riferimenti bibliografici:
https://it.wikipedia.org/wiki/Musica_delle_sfere

sabato 11 aprile 2020

La velocità del suono...nel primo secolo D.C.

Gaio Plinio Secondo (23-79 D.C.), detto il "Vecchio", è stato uno scrittore, naturalista, filosofo naturalista, comandante militare e governatore provinciale romano.
Egli scrisse la Naturalis historia ("Storia naturale", "Ricerche sulla natura"), opera che tratta di cosmologia, geografia, antropologia, zoologia, sostanze medicinali, metallurgia e mineralogia.
A lui è attribuibile la constatazione che il suono si propaga con velocità molto minore della luce, di cui ne parla nel Liber II (142):

"Fulgetrum prius cerni quam tonitrua audiri, cum simul fiant, certum est, nec mirum, quoniam lux sonitu velocior, ictum autem et sonitum congruere ita modulante natura, sed sonitum profecti esse fulminis, non inlati, etiamnum spiritum ociorem fulmine, ideo quati prius omne et adflari quam percuti, nec quemquam tangi qui prior viderit fulmen aut tonitrua audierit."

"E' certo che il lampo viene visto prima che i tuoni siano uditi, pur avvenendo insieme, né è starno, poichè la luce è più veloce del suono, che il colpo e il suono inoltre coincidono per una natura che così regola, ma che il suono è del fulmine partito, non arrivato, inoltre il soffio è più veloce del fulmine, che perciò tutto è squassato e sferzato prima di essere colpito, né che viene toccato alcuno che abbia visto per primo il fulmine o abbia sentito il tuono."

Plinio il Vecchio e la prima pagina della sua opera Naturalis Historiae

Riferimenti bibliografici:
https://it.wikipedia.org/wiki/Plinio_il_Vecchio
Veluti Flos, cultura e letteratura latino, testi, temi, lessico 2
https://penelope.uchicago.edu/Thayer/L/Roman/Texts/Pliny_the_Elder/2*.html

mercoledì 8 aprile 2020

Il suono: rumore infernale, canto, espressione divina-STEP#07

Come usa Dante il suono nella sua Divina Commedia?
Egli usa sapientemente le parole, alternando momenti di silenzio ad altri pieni di suoni e fragori, per sottolineare stati d’animo e sensazioni precisi e passaggi specifici del suo viaggio nel mondo dell’oltretomba.

Hieronymus Bosch, La visione del Tnugal, XV secolo

Inferno, silenzio e lamenti

canto III, 22-30
"Quivi sospiri, pianti e alti guai
risonavan per l'aere senza stelle,
per ch'io al cominciar ne lagrimai.

Diverse lingue, orribili favelle,
parole di dolore, accenti d'ira,
voci alte e fioche, e suon di man con elle

facevano un tumulto, il qual s'aggira
sempre in quell'aura senza tempo tinta,
come la rena quanto turba spira."

Dante appena entrato nel regno dei morti ode subito, nelle tenebre, un clamore infernale, un misto di gemiti, bestemmie, imprecazioni, battiti di mani, a tal punto da essere indotto al pianto.
I suoni elencati sono emessi da corpi umani: ma il loro accumulo è dis-umano, straniante.
E' il paesaggio sonoro, prima ancora di quello visivo, a infondere nel protagonista i sentimenti di paura, pietà, sconcerto, stupore, sofferenza che caratterizzano il viaggio attraverso la conoscenza del male.

Purgatorio, musica e canto

canto VIII, 13-18
"Te lucis ante sì devotamente
le uscì di bocca e con sì dolci note,
che fece me a me uscir di mente;

e l'altre poi dolcemente e devote
seguitar lei per tutto l'inno intero,
avendo li occhi a le superne rote."
Domenico di Michelino, Ritratto di Dante Alighieri, la città di Firenze e l'allegoria della Divina Commedia, 1465

In questo canto Dante è attratto dall'atteggiamento di preghiera assunto da una delle anime della valletta, che intona, seguita da altre, l'inno Te lucis ante guardando fissamente  verso oriente.
Il canto è sintatticamente circoscritto nei versi scritti sopra, che racchiudono le sue componenti di devozione e dolcezza. Le parole "mente" e "dolcemente" riproducono la musicalità anche all'interno del verso, con un effetto a eco che rimanda ai solenni cori echeggianti per le alte volte delle medievali cattedrali gotiche.
I rituali liturgici, in particolare la musica, caratterizzano l'intero regno del Purgatorio, essi infatti rappresentavano per l’uomo del Medioevo un incontro tra filosofia e teologia. La teoria musicale veniva vista come applicazione dell’ordine numerico su cui l’intero cosmo era fondato, mentre il canto era eco dei cori angelici in lode del Creatore. La musica vocale umana rappresentava l’imitazione del canto angelico, superiore alla dimensione temporale e udibile solo attraverso l’"orecchio del cuore".

Dante e Beatrice contemplano l'Empireo, incisione di Gustave Doré
Paradiso, armonia celeste

canto I, 76-84
"Quando la rota che tu sempiterni
desiderato, a sé mi fece atteso
con l'armonia che temperi e discerni,

parvemi tanto allor del cielo acceso
de la fiamma del sol, che pioggia o fiume
lago non fece alcun tanto disteso.

La novità del suono e 'l grande lume
di lor cagion m'accesero un disio
mai non sentito di cotanto acume."

In questo canto Dante sale nell'ultimo regno grazie all'aiuto di Beatrice. Mentre sale verso i cieli ode per la prima volta la straordinaria armonia derivante dal loro movimento rotatorio.
Questa è la musica celeste, espressione di un ordine armonico che presiede all'intero universo, nel quale Dio costituisce il principio causale e finale, ed è un ordine perfetto che si contrappone al disordine morale e politico che affligge il mondo della storia, dell'uomo. La musica presente nel Paradiso è infatti polifonica, le voci si rincorrono, si alternano, si riuniscono; il significato è secondario a fronte della fantasmagorica combinazione di suono/luce/movimento.

Riferimenti bibliografici:
Dante Alighieri, La divina commedia, nuova edizione integrale a cura di Alessandro Marchi, Pearson
https://air.unimi.it/retrieve/handle/2434/165119/163010/Suoni

martedì 7 aprile 2020

Rumore bianco - STEP#06

Rumore bianco è un romanzo postmoderno scritto da Don DeLillo.
DeLillo narra nel suo libro un anno di vita di Jack Gladney, un professore universitario che ha studiato la figura di Adolf Hitler, il suo carisma, i suoi discorsi e gli inni nazisti.Il "rumore bianco" è il suono che ossessiona il protagonista del romanzo: inizialmente è scambiato per un suono prodotto da una qualche macchina del consumismo, ma dopo che il protagonista viene colpito da  una nuvola di gas tossico il "rumore bianco" si rivela come la morte. Essa, fissa e costante, avvolge la casa e diventa un membro della famiglia, figlia acquisito dell'era moderna, personaggio invisibile con il quale convivere, giorno dopo giorno.
Altre oscure faccende accadono intorno a Gladney: persone scomparse, incendi, disastri aerei, omicidi. Tutte sono causa di conversazioni tra i personaggi, ma alla fine le immagini si spengono sullo sfondo come se non si fossero svolte nella realtà, ma solo su uno schermo televisivo. Queste profetizzano lo sfascio totale della società, ma nessun personaggio se ne accorge ed esse vengono percepite solo come un brusio di sottofondo che si confonde con quello del frigo stracolmo di cibo.

Riferimenti bibliografici:
https://it.wikipedia.org/wiki/Rumore_bianco_(romanzo)
https://www.ibs.it/rumore-bianco-libro-don-delillo/e/9788806220693
http://www.mangialibri.com/libri/rumore-bianco
https://www.sololibri.net/Rumore-bianco-Don-DeLillo.html

martedì 24 marzo 2020

La storia del suono e il suo ruolo - STEP #02

Le origini del termine

Come gran parte delle parole appartenenti alla nostra lingua anche "suono" ha origine latina: essa deriva infatti da sŏnus e sŏnĭtŭs.

Ma da dove derivano questi due termini?

La potenza dell'influenza greca sulla cultura romana fu fondamentale fin dai tempi più antichi, compresa la diffusione di nuovi termini.
La parola "fonico", pur derivando dal latino moderno(usato nel secondo millennio D.C.) phoneticus, ha una chiara derivazione greca: φωνικός (fonikós) da ϕωνή (foní), che significa suono, voce.
Quest'ultimo ha origine nella lingua protoindoeuropea, più nello specifico nella radice bha- =parlare, dire, raccontare.
Bha è parte o origine di molte parole come: telefono, sinfonia, abbandonare, banale, fata, fiaba, favoloso, bandire, bandito, colpa e moltissime altre di campi semantici completamente differenti.
La "prova" ipotetica della sua esistenza è fornita da: il latino fari(dire) e fabula (fiaba) ,il greco ϕωνή (foní), la lingua sanscrita bhanati (parlare),  la lingua armena ban, bay (parola, termine), l'antico slavo ecclesiastico bajati (parlare, raccontare), l'inglese antico boian (vantarsi), l'irlandese antico bann (legge).

Apollo danza con le Muse in un dipinto di Baldassarre Peruzzi (1481-1536)

Riferendoci invece al termine "musica", possiamo analizzare "Etymologiae" di Isidoro di Siviglia del 636 circa, considerata la prima enciclopedia della cultura occidentale. Nel paragrafo De musica, l'autore la descrive così:
"La musica è la conoscenza pratica della modulazione (modulatio) ed è costituita dal suono e dal canto. La musica è così chiamata per derivazione dalla parola 'Musa', derivante da una parola greca che significa ricerca, perché era attraverso di loro, come volevano gli antichi, che si cercava il potere del canto e la modulazione della voce. Il loro suono, poichè è qualcosa percepito dai sensi, svanisce con il passare del tempo e si imprime nella memoria. Da qui l'invenzione dei poeti che le Muse sono figlie di Giove e della Memoria, perché se i suoni non sono trattenuti dalla memoria dell'uomo, essi periscono, perché non possono essere scritti."

Ma quale ruolo ha svolto nel corso del tempo il suono?
Proseguiamo analizzando una recente interpretazione data da alcuni artisti.

Il suono nel futurismo


Giacomo Balla, "Trasformazione forme spiriti"

Nel Manifesto Futurista Marinetti, fondatore dell'omonimo movimento diffusosi nei primi anni del Novecento, definisce l'arte fino agli Impressionisti come "arte del silenzio" e introduce il futurismo come "la pittura dei suoni, rumori, odori". Prosegue esponendo le aspirazioni dell'Avanguardia:

"LA PITTURA DEI SUONI, DEI RUMORI E DEGLI ODORI VUOLE:

1. I rossi, rooooosssssi roooooosssissssimi che griiiiiiidano.

2. I verdi i non mai abbastanza verdi, veeeeeerdiiiiiissssssimi, che striiiiiidono; i gialli non mai abbastanza scoppianti; i gialloni-polenta; i gialli-zafferano i gialli-ottoni.

3. Tutti i colori della velocità, della gioia, della baldoria, del carnevale più fantastico, dei fuochi di artifizio, dei café-chantants e dei music-halls, tutti i colori in movimento sentiti nel tempo e non nello spazio.

...

15. Gli echi di linee e volumi in movimento.

...

18. Gl’insiemi plastici astratti, cioè rispondenti non alle visioni ma alle sensazioni nate dai suoni, dai rumori, dagli odori, e da tutte le forze sconosciute che ci avvolgono."

Significativi sono i verbi che Marinetti decide di assegnare ai colori che descrive nei primi punti e le parole che li accompagnano: tutti questi evocano nel lettore un suono.
Viene messo in mostra il legame indissolubile tra forme, colori e suoni che i futuristi sono riuscititi a trasmettere attraverso le loro opere d'arte.

Carlo Carrà, "Ritmi"

Proverbi

"Al suono si riconosce la pignatta buona."
Cosa vuol dire questo detto popolare?
Battendo su una pignatta, dal suono emesso, è possibile capire se è integra o meno.

L'importanza del suono in poesia

I suoni delle parole in poesia sono di estrema importanza, sono vitali come nella musica: procurano piacere e gioia, malinconia e tristezza, esuberanza e vitalità a seconda della combinazione studiata e meticolosamente selezionata dal poeta. Un esempio celeberrimo è "la pioggia nel pineto" di Gabriele D'Annunzio, che evoca il rumore della pioggia sulle piante con maestria con un ampio uso di onomatopee e grazie al suono stesso delle parole, scelte con grande cura. L'attenzione del lettore è catturata dai verbi "ascolta" e  "taci". Di seguito la prima strofa:

pioggia nel pineto
"Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti                                                                                    
di coccole aulenti,
piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione."


Riferimenti bibliografici: http://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/suono/
https://www.etymonline.com/search?q=phonetic
https://it.wikipedia.org/wiki/Etymologiae
https://sfponline.org/Uploads/2002/st%20isidore%20in%20english.pdf (Etymologiae tradotto in inglese)
"Il Cricco Di Teodoro, itinerario nell'arte, Dall'Art Nouveau ai giorni nostri", terza edizione, versione gialla, capitolo 30
https://www.wdl.org/en/item/20040/view/1/1/ (Manifesto Futurista)
https://dettieproverbi.it/detti/italia/al-suono-si-riconosce-la-pignatta-buona/
https://www.caleno24ore.it/wordpress/14926/poetando-ecco-la-sesta-lezione-i-suoni-delle-parole-1-le-vocali-%E2%80%98la-poesia-nell%E2%80%99orecchio%E2%80%99.html
https://www.prever.edu.it/comprever/la-pioggia-nel-pineto-riassunto-e-commento-della-poesia-di-gabriele-dannunzio/

venerdì 20 marzo 2020

Il suono nella letteratura

L’inebriante ondulazione della sua voce era un tonico fantastico nella pioggia. Rimasi ad ascoltarne il suono per qualche istante, su e giù, col mio orecchio soltanto, prima che giungessero le parole


-Francis Scott Fitzgerald


La sintesi finale - STEP#24

monte Fuji e lago Shojiko all'alba in Giappone L' etimologia della parola "suono" è latina e il suo significato riman...